La salute e la medicina di Genere rappresentano una questione di democrazia reale, una risorsa del futuro di tutti; si potrebbero riassumere così i rilevanti contenuti emersi nel corso del primo incontro della rassegna PDF svoltosi a Lissone presso la sede del circolo del PD che ha visto come ospite la Senatrice Fiorenza Bassoli capogruppo della Commissione Sanità del PD al Senato, introdotta da una presentazione sull’argomento di Roberto Dominici membro del coordinamento del circolo.
SALUTE DI GENERE PER TUTTI
di Roberto Dominici, Coordinamento PD Lissone
Il genere descrive tutte le caratteristiche che una società o cultura considera come maschile o femminile. Gli studi di genere propongono una suddivisione, sul piano teorico-concettuale, tra due aspetti dell’identità umana: il sesso costituisce il corredo genetico, un insieme di caratteri biologici, fisici e anatomici che producono una dicotomia maschio/femmina; il genere rappresenta una costruzione socio-culturale, la rappresentazione, definizione e incentivazione di comportamenti che rivestono il corredo biologico e danno vita allo status di uomo/donna. Sesso e genere non costituiscono due dimensioni contrapposte ma interdipendenti: sui caratteri biologici si innesta il processo di produzione delle identità di genere. I cambiamenti culturali epocali della nostra società con il progressivo invecchiamento della popolazione, la maggiore longevità delle donne rispetto agli uomini e l’incremento delle patologie cronico-degenerative, hanno prodotto un notevole mutamento non solo degli scenari ma anche degli stili di vita delle donne, divenuti più simili a quelli degli uomini ed il conseguente emergere di patologie legate proprio agli stili di vita inadeguati e scorretti (diabete, tumori polmonari, etc.). C’è una condizione culturale nella nostra società definita “cecità di genere” che tramanda concetti neutri come medico e paziente che portano a trascurare le differenze di genere e di età e quindi a raggiungere esiti positivi nelle cure. La sen. Bassoli ha sostenuto con forza nel suo lavoro in commissione Sanità, la necessità degli studi di genere in ambito sanitario, nella ricerca e nell’università. Molti sono gli aspetti toccati nel corso della serata, riguardanti la sua attività in Commissione Sanità negli ultimi due anni; a) l’individuazione di piani d’intervento per porre un argine allo sviluppo del tumore al seno che colpisce in Italia una donna su otto con 40.000 nuovi casi ogni anno, aumentando il numero di donne sottoposte a screening (ancora oggi nel Sud solo il 40% delle donne aventi diritto accede allo screening per la prevenzione primaria del tumore al seno); b) l’applicazione estesa della terapia antalgica per alleviare il dolore neoplastico nelle pazienti terminali; c) la battaglia sostenuta per raggiungere l’obiettivo di una maggiore umanizzazione del parto attraverso la riduzione del dolore (analgesia epidurale) ed una sicurezza totale del percorso nascita, specialmente dopo i gravi casi avvenuti di morti di donne e bambini nell’estate del 2010; ancora oggi le donne arrivano al parto senza alcuna informazione e non si riesce a ridurre la percentuale di ricorso ai parti cesarei, che sebbene nessuno vuole demonizzare, in alcune Regioni raggiunge livelli del 61% difficilmente giustificabili dal punto di vista medico. Infine è stato sottolineato che a seguito dei tagli lineari presenti nell’ultima manovra, una pesante incognita grava oggi sui servizi erogati ai cittadini dalla Sanità pubblica. Con l’ultimo anno del Governo Prodi erano stati stanziati 2.520 milioni di euro, mentre per il 2011 gli attuali ministri Tremonti e Sacconi li hanno portati a 349,4 milioni di euro, per il biennio 2013-14 i tagli ammontano a 8 miliardi di euro. Le cifre della finanziaria rendono meglio delle parole la desolante situazione: a) Fondo servizi per l’infanzia: zero; b) fondo per la non autosufficienza: zero; c) fondo per le politiche sociali: 75 milioni di euro per il 2011, rispetto ai 929 del 2008 stanziati dal Governo Prodi; d) fondo per le politiche della famiglia: 52 milioni rispetto ai 346 del 2008. L’impegno della senatrice e degli altri componenti della Commissione è forte e determinato a porre ancora al centro di ogni atto politico e legislativo il diritto alla salute e il benessere individuale e collettivo.
