Il coraggio delle scelte per una città più vivibile

di Armanda Santamaria, Consigliere comunale PD-VL

L’arch. Favole ha scritto una bella premessa al documento del PGT e nella presentazione ha detto che lo studio è stato improntato sulla base dell’uguaglianza e sul plus valore per il pubblico, che si è tenuto conto dell’importanza della coesione sociale e delle relazioni.

Allora mi chiedo e rivolgo a voi che avete dato indicazioni per questo documento, ma come può una città che ha 4.480 abitanti per chilometro quadrato realizzare questi obiettivi?

Non certamente incrementando ulteriormente il numero di abitanti, siamo già al livello massimo, Lissone non può sopportare ulteriori espansioni edilizie, anche perché negli anni si è edificato senza realizzare i servizi adeguati alle nuove esigenze.

Oggi è stata una giornata particolare a livello nazionale, finalmente si chiude un’era, qui a Lissone stiamo affrontando un argomento determinante per il futuro della città. Sono assolutamente d’accordo sull’intervento di Zagari di ieri, noi non ci stiamo a continuare a vedere lo scempio che è sotto i nostri occhi, è ora di dire basta!

Da cittadina lissonese orgogliosa di essere nata, cresciuta e di vivere qui, sono stanca di sentire mistificare la realtà, da chi ha governato per 20 anni, mentre in paesi vicini la stessa Lega ha fatto scelte completamente diverse (vedi Lazzate).

Negli anni la città simbolo del mobile e dell’arredo si è trasformata in città dormitorio, la maggior parte dei suoi abitanti sono pendolari e non più artigiani. Il modello urbanistico casa/bottega si è trasformato in condomini abitati alla sera dalle persone che tornano solo per dormire.

Allora mi chiedo ma di quale coesione sociale si parla? Una città così quale relazioni può promuovere o sperimentare? Si potrà mai tornare ad essere orgogliosi di questa città che era considerata Centro del Mobile, certamente non si può rimpiangere il passato ma pensare ad una nuova sfida per il futuro certamente, lo potremo fare solo se con vero senso democratico affronteremo questo documento e se insieme predisporremo il futuro che vogliamo per la nostra città. Il bene comune ci chiede questo, chi è arrivato a Lissone pensando di portare la propria famiglia in una città più vivibile, oggi insieme a tutti noi vuole avere una qualità della vita migliore di quella della grande città.

Allora non possiamo più pensare a grandi speculazioni edilizie, proponiamo il recupero dell’edificato, degli edifici fatiscenti, realizziamo i servizi: gli asili nido pubblici, le scuole materne, i luoghi per i giochi dei bambini, rendiamo la mobilità meno caotica soprattutto nelle ore di punta sulle arterie d’entrata ed uscita.

In un momento di crisi così forte si propone l’ampliamento dei centri commerciali, anzi si definiscono altre aeree oggi verdi per commerciale, in una città che si avvia ad essere più abitata da anziani non si pensa a favorire il commercio di vicinanza, mi sembra una stridente contraddizione, le relazioni si intensificano se si ha attenzione a questi modelli.

Mi è stato risposto che a Lissone non c’è la necessità di edilizia sociale perché con il Contratto di quartiere e con l’ERP si è risolto il problema. Allora dall’Osservatorio del Centro d’ascolto Caritas, vi dico che tutti i giorni ascoltiamo persone che perdono la casa perché sfrattati o non sono in grado di pagare gli affitti del libero mercato e sono in continuo aumento, la lista comunale della richiesta di alloggi è sempre lunga, queste persone vi chiedo hanno diritto di cittadinanza oppure sono considerati solo un problema, un peso da delegare ai servizi sociali e al volontariato? Il Contratto di quartiere prevede un travaso di famiglie dagli attuali appartamenti in altri nuovi, con l’abbattimento delle attuali case ALER sperando in una riqualificazione del quartiere, ma contemporaneamente si decide che per avere i parcheggi allo scalo merci si concede vicino a LS1 1, cioè nella RU3 14.000 mc di nuovo residenziale oltre a ERP edificato in questi ultimi anni, Ma di quale riqualificazione si parla? Si accentuano i problemi, senza realizzare adeguati servizi, poi nelle immediate vicinanze passerà la Pedemontana e intorno che cosa avete previsto in questo documento concedere altre aree per residenziale e produttivo. Il moltiplicarsi delle problematiche sarà inevitabile. Avete pensato all’housing sociale solo per favorire l’arrivo in città di mirate categorie di abitanti: studenti universitari, personale ospedaliero ecc. che peraltro già usufruisce della struttura del Centro Botticelli che andrebbe adeguata a queste nuove esigenze, ma l’housing sociale è altro, è un’opportunità per rispondere ai problemi sociali che prima ho ricordato, sarebbe opportuno pensare di recuperare il patrimonio comunale in disuso attraverso questi strumenti.

Avete detto che rispetto al PGT Ranzani, sono state dimezzate le volumetrie, di più non si poteva fare, ma la città non può più sostenere neppure questo, non si può più fare la politica dell’urbanistica per gli oneri di urbanizzazione, il suolo è tutto consumato, si deve pensare a nuove forme di governo del territorio, i cittadini devono poter riqualificare e recuperare l’esistente.

Uguaglianza significa che tutti hanno gli stessi diritti e per perseguire la giustizia sociale dovete saper dire di no alle speculazioni e progettare invece una città capace di rispondere alle esigenze di tutti dai più fortunati ai più deboli, dai bambini ai giovani e agli anziani, agli imprenditori, agli ultimi artigiani rimasti, ai commercianti e ai dipendenti.

L’aria sta cambiando! Anche a Lissone si deve avere il coraggio di fare scelte per tutti per ritornare ad essere una città vivibile, una vera comunità dove l’individualismo, l’egoismo, l’invidia devono lasciar spazio alla coesione sociale e alla solidarietà, questo si può fare se si parte da un PGT condiviso e per il bene della città.

 

 

 

 

Una Risposta a “Il coraggio delle scelte per una città più vivibile”

  1. Anonimo Dice:

    Penso che bisognerà partire dal recupero della vera figura dell’”urbanista”, colui che dovrebbe “sentire” il luogo, “amarlo” per mettere a disposizione alle future generazioni un territorio non avulso dalle esigenze della comunità. Attualmente si costruisce per soldi e non per il territorio.

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